Intervista a Beppe Severgnini dicembre 28, 2009
Inviato da Giuseppe Citarda in : Web , aggiungi un commentoè vecchia ma fa sempre sugo
Qualcosa si muove dicembre 21, 2009
Inviato da Giuseppe Citarda in : Energy & Environment, Tech , 1 commento finoraUn paio di letture sull’inaugurazione di questa mattina dello stabilimento per la produzione di moduli fotovoltaici a film sottile in quel di Campofranco (CL). L’impianto è di proprietà del Gruppo Moncada. Sarà il più grande d’Italia.
Queste sono parole del ministro della Giustizia Angelino Alfano
“Questo è un impianto di grande qualità e prospettiva imprenditoriale perché genererà occupazione. E’ il segno di una Sicilia che lavora e cresce”
“Il gruppo Moncada insegna che si può investire in Sicilia e che non si deve avere paura; chi deve andare via da questa terra non sono gli imprenditori che credono nello sviluppo ma sono i mafiosi. La presenza oggi qui dello Stato dimostra che le istituzioni sanno fare squadra e che in questo modo possiamo vincere la sfida contro la povertà e contro la mafia”
Sperem.
Dubbi. Condivisibili? dicembre 20, 2009
Inviato da Giuseppe Citarda in : Media, Tech, Web , aggiungi un commentoIl Tagliaerbe Davide Pozzi spiega il motivo delle sue riflessioni e delle sue perplessitudini dopo il Working Capital di Milano
Elevator Pitch: in 3 minuti devi riuscire a presentare il tuo progetto al pubblico e (soprattutto) ai potenziali investitori, i quali porranno domande per altri 3 minuti.[...]
Il mio dubbio: posso concordare con l’idea dell’importanza del no, che dovrebbe spronare a far meglio, a tornare con nuove idee, meglio sviluppate, e nuovi progetti, più strutturati e (almeno sulla carta) profittevoli. Ma non posso credere che la bontà di certi modelli possa essere esposta, e soprattutto compresa, da chi ci deve mettere dei soldi, in soli 3 minuti.[...]
Vecchi vs. Giovani: Working Capital è un progetto rivolto ai giovani. Sul sito leggo che vuole aiutare “la crescita di una nuova, giovane, generazione di imprenditori italiani”, e anche che si rivolge “in particolare a studenti, ricercatori, giovani imprenditori, early adopters”. E in effetti di under 25 ne ho visti parecchi.
Il mio dubbio: peccato che questa logica si scontri con quella dell’elevato know-how e del team competente e presentabile, del quale parlano spesso i vari venture capitalist. Non voglio dire che il giovane è per forza ignorante/incompetente, ma credo (e qui mi aspetto qualche insulto
) sia assai improbabile che un 20-25enne studente o neolaurato italiano possa tirar fuori la nuova Facebook o la nuova tecnologia disruptive che tanto cercano gli investitori. Non perchè non creda nelle potenzialità dei giovani d’oggi (ci mancherebbe), ma perchè, essendoci passato, mi rendo conto che certe cose, certe vision, possono venire fuori solo con anni e anni di lavoro e confronto, stando quotidianamente sul pezzo. Quando partii a 26 anni con la mia startup (un nodo Internet) non ci capivo francamente una mazza, e solo sbattendo il muso su certi problemi e certe realtà ho compreso (dopo qualche anno) come girava il fumo, e come certe fantastiche idee non sono poi così fantastiche agli occhi del cliente o del mercato.
Personalmente? D’accordo con il primo dei due.
Sì il Know How. Ma le idee per il settore in cui stiamo costruendo discorsi le porteranno i giovani e solo loro. Solo chi ha avuto la fortuna di essere nato in quella forchetta temporale che gli ha permesso di essere maturo in questi anni di rivoluzione digitale. Senza di essi sarà davvero difficile avere quel qualcosa in più.
Basta pensare all’età dei papà di alcuni dei principali colossi del web al momento del lancio della loro creatura:
Mark Zuckerberg, 1984. 20 anni al lancio di Facebook.
Jack Dorsey, 1976. 30 anni al lancio di Twitter.
Sergey Brin, 1973. Larry Page, 1972. 25 e 26 anni al lancio di Google.
Di cosa stiamo parlando?
Intervista a quello giovane dicembre 18, 2009
Inviato da Giuseppe Citarda in : Tech, Web , aggiungi un commentoIl papà di Wittgenstein, mezzo giornalista mezzo webber, si è concesso in una intervista per Next.
Il pezzo è interessante. Con Luca Sofri si parla di innovazione.
Che cosa significa per te “innovare”? Quali sono i tre principali requisiti per poter innovare oggi in Italia?
Non so se significa qualcosa, “per me”: non è un termine che uso, in questa genericità. Privilegio il “fare le cose bene” o il “migliorare le cose”, che spesso coincidono con l’innovare, quando le cose vecchie non sono così soddisfacenti.